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07/07/2008

La costituzione compie 60 anni … non è ora di mandarla in pensione

L'articolo di Roberta Bussolari per Anzola Notizie di luglio 2008.

La Costituzione italiana taglia quest’anno il traguardo dei sessant’anni di vita.

È lo specchio della nostra società: uno specchio molto particolare che a volte riflette ciò

che siamo, altre ciò che non siamo, ma che vorremmo essere.

Inizia affermando i diritti fondamentali: quello alla vita, alla libertà, all’uguaglianza,

ad un nome. sono diritti umani, che condividiamo non solo con i nostri connazionali,

ma con tutti gli uomini. Sono inviolabili perché su di loro si basa la dignità di essere uomini.

Violarli significherebbe negare la propria dignità; quando non vengono rispettati non viene

offesa solo la persona che è vittima dell’infrazione, ma viene messa in discussione la dignità

di ognuno.

Dignità è il fondamento di tutti i diritti, è il valore che ciascuno ha in quanto essere umano,

non per quanto possiede, ma per ciò che è: è una parola che va riempita di contenuti e opportunità,

altrimenti diventa parola vuota. La dignità dell’uomo si ciba di valori, del riconoscimento dei valori

inalienabili della persona: come nel corpo umano, ogni parte ha la sua funzione e se non vi è

uguaglianza, se una parte soffoca un’altra, l’intero corpo si ammala, così avviene in una comunità;

imparare a convivere e a condividere non è un lusso ma una necessità vitale.

Riflettiamo su questo quando vediamo in tv le immagini degli sbarchi di esseri umani disperati

sulle nostre coste e consideriamo giusto rinchiuderli nei cpt o, come si prospetta ora, nelle carceri

o quando sentiamo inneggiare alla cacciata dello straniero, del diverso da noi, perché la storia ci

insegna che è da questi passaggi, da questi ragionamenti e dal loro moltiplicarsi senza nessuna

critica e voce contraria, che sono nate le tragedie che hanno insanguinato l’umanità e calpestato

la dignità delle persone.

Bertolt Brecht ha scritto:

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me, e non c'era rimasto nessuno a protestare”. (*)

L’egoismo, i privilegi, il forte che schiaccia il debole, tutto questo non produce solo ingiustizia

ma anche lacerazione dello spirito vitale della collettività. Ciò che invece mantiene sano il corpo,

che lo fa guarire quando è ammalato, il collante che tiene unite le sue parti, è la solidarietà, che

significa rispetto dell’altro, dei suoi bisogni, dei suoi diritti, della sua differenza, della sua unicità,

della sua libertà. E il rispetto dell’altro significa anche rispetto della casa comune: la città, la

comunità è la casa di tutti; lo Stato, le istituzioni rappresentano ognuno di noi, e siamo chiamati

a gestire nel modo migliore questo edificio che appartiene a tutti.

Tutte queste cose erano ben presenti nella mente dei deputati eletti all’Assemblea Costituente,

chiamati al difficile compito di scrivere il patto fondante della Repubblica Italiana, nata dal sangue

della Resistenza e della lotta contro il fascismo.

Antonino Caponnetto, magistrato che, alle soglie della pensione, scelse di andare a Palermo,

dopo la morte del suo collega Rocco Chinnici, per proseguire il suo lavoro investigativo contro

la mafia che sfocerà poi nel maxiprocesso, negli ultimi anni di vita, dopo le stragi del 1992

in cui morirono Falcone e Borsellino, si dedicò ad incontrare i ragazzi per parlare loro di legalità

e di lotta alla mafia: lo faceva partendo dalla Costituzione e diceva che dovrebbe essere insegnata

fin dalla scuola elementare, perché è importante che i bambini crescano nella consapevolezza di

essere soggetti di diritti e sappiano quali sono i principi fondamentali su cui si basa il nostro Stato.

Così possono capire, fin da piccoli, che non ci sono diritti senza doveri e senza responsabilità e che,

senza regole, la legge che ha la meglio è quella del più forte.

Per questo bisogna far conoscere ai giovani il testo della Costituzione e ricordare il sacrificio dei

tanti che, profondamente fiduciosi nella rinascita dell’Italia, hanno dato la vita perché fosse scritta.

Accanto a loro non possiamo dimenticare le persone che hanno lottato per difenderla: tutti coloro

che sono morti facendo il loro dovere, rappresentando lo Stato, anche come semplici cittadini onesti,

per mano delle mafie o del terrorismo. A tutti loro va il nostro grazie e l’impegno quotidiano a

far qualcosa di più.

Roberta Bussolari

insiemeperanzola@anzola.provincia.bologna.it

 

(*) in realtà, pur essendo quasi sempre attribuita a Brecht, questa poesia fu scritta da Martin Niemoller, teologo e pastore luterano tedesco, oppositore del nazismo

 
 
60° Costituzione
 
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