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L'articolo del consigliere Vanna Tolomelli per Anzola Notizie di maggio 2008.
I primi studi sul bullismo furono condotti agli inizi degli anni '70 ad opera di Dan Olweus
in Svezia, dove il verificarsi di alcuni gravi episodi mobilitò l'opinione pubblica e
così l'interesse per il bullismo si intensificò in altri paesi europei ed extraeuropei.
Il bullismo viene definito come "un'oppressione, psicologica o fisica, ripetuta e continuata nel tempo,
perpetrata da una persona - o da un gruppo di persone - più potente nei confronti di un'altra persona
percepita come più debole."
Un comportamento "bullo" è un tipo di azione che mira deliberatamente a far male o a danneggiare
qualcuno, può interessare gli alunni e le alunne della scuola Primaria e della scuola Secondaria di 1° grado.
Le caratteristiche che distinguono il bullismo sono: l'intenzionalità, il bullo agisce con l'intenzione e lo scopo
preciso di dominare sull'altra persona, di offenderla o di causarle danni o disagi; la persistenza nel
tempo, di solito gli episodi sono ripetuti nel tempo e si verificano con una frequenza piuttosto elevata;
l'assimetria della relazione, c'è una disuguaglianza di forza e di potere, per cui uno dei due sempre
prevarica e l'altro sempre subisce, senza difendersi. I bulli e le vittime non sono gli unici protagonisti
degli episodi di prepotenza: un ruolo fondamentale è giocato dagli "osservatori", cioè i compagni che
assistono o sono a conoscenza del verificarsi degli episodi. È difficile distinguere con chiarezza che
cosa sia il bullismo perché assumono un ruolo di rilievo alcuni pregiudizi e idee preconcette come:
il bullismo è solo "una ragazzata", al contrario, gli atti bullistici non sono un gioco, anche se spesso
i bulli si nascondono dietro questa giustificazione; il bullismo fa parte della crescita, in realtà il bullismo
non è un fenomeno connesso alla crescita e non serve a rafforzare, ma crea disagio e sofferenza sia
in chi lo subisce che in chi lo esercita; chi subisce le prepotenze dovrebbe imparare a difendersi,
la vittima non è in grado di difendersi da sola e il continuo subire prepotenze non la aiuta a imparare
a farlo, ma aumenta il suo senso di impotenza. Vi sono poi dei comportamenti non classificabili come
bullismo e sono quelli particolarmente gravi, che si avvicinano ad un vero e proprio reato: attaccare
un coetaneo con oggetti pericolosi, fare minacce pesanti, procurare ferite fisiche gravi, commettere furti
di oggetti molto costosi, compiere molestie o abusi sessuali. Allo stesso modo non costituiscono
forme di bullismo i giochi turbolenti, le "lotte" o la presa in giro "per gioco" dove vi è parità di potere e di forza
tra i due soggetti coinvolti. La rilevazione dei segnali di disagio deve riguardare e coinvolgere ogni soggetto,
la famiglia, il mondo della scuola e degli amici. La prevenzione è possibile, a condizione che esista un sistema
familiare e sociale, attento ai segnali di disagio ma anche capace di promuovere risorse, potenzialità e competenze.
Per quello che riguarda la nostra realtà, tutti i soggetti interessati, il Comune, la Scuola, le Associazioni di
volontariato e l'ASL, si stanno impegnando, e si impegneranno, per prevenire questa forma di disagio e
per promuovere il benessere. Il percorso fatto, ad esempio ha consentito: l'attuazione di osservazioni in alcune
classi da parte di una psicologa; l'istituzione di uno Sportello di ascolto per i ragazzi della scuola secondaria di
1°grado; l'apertura di uno Sportello psicopedagogico per genitori e insegnanti; la realizzazione di molti progetti
e l'attuazione di corsi di formazione per insegnanti e genitori.
Vanna Tolomelli
Gruppo consiliare Insieme per Anzola con Loris Ropa
insiemeperanzola@anzola.provincia.bologna.it
