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Mercoledì 03/12/2008

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23/04/2008

Pierino Turrini, un esempio per capire il 25 aprile

La vita ed il sacrificio di Pierino Turrini, partigiano anzolese, ucciso a Sabbiuno.

Pierino Turrini

E' un momento politico difficile a livello nazionale, ma il nostro impegno deve continuare, anzi

intensificarsi ed aprirsi ancora di più alla società, ai cittadini.
E dobbiamo tenere la barra ferma sui valori fondanti la nostra democrazia, a partire dal 25 aprile,

Festa della Liberazione, della libertà, della democrazia, dell'unità nazionale repubblicana.
Non possiamo dimenticare chi ha combattuto e ha dato la vita, ha sofferto per donarci la libertà.

Vale la pena, per chi in buona fede non ha compreso l'importanza dei sacrifici della Resistenza

(che ebbe una partecipazione di tutte le correnti politiche democratiche), dei militari deportati

(che dissero no alla Repubblica di Salò), degli antifascisti che si batterono già dal 1922, ricordare

cosa è stata la Liberazione.
Per fare questo può servire ricordare la vita ed il sacrificio di Pierino Turrini (a cui è intitolata

Via Turrini ad Anzola dell'Emilia).

"Di anni 22, operaio tornitore, celibe. Nato il 2 agosto 1922 ad Anzola Emilia (Bologna) e residente

a Rocca Novella (Bologna). Il 10 giugno 1942 si arruolò nella marina militare prestando servizio a

Venezia. Dopo l'8 settembre 1943 decise di rientrare a casa e di non rispondere ai richiami della RSI.

Nel dicembre 1943 entrò nel battaglione «Tarzan» della 7º Brigata GAP operativo nella zona di Anzola.

La fidanzata Iole Veronesi ricorda che nella primavera del 1944 Pierino e altri giovani del luogo accettarono

di farsi ingaggiare dai tedeschi come sorveglianti della strada ferrata per un compenso di £ 500 mensili.

Quando i giovani furono dotati di fucili, passarono tutte le armi alle formazioni partigiane.

Il 3 dicembre 1944 Iole lo informò che attendevano un bambino. Due giorni dopo, Pierino fu catturato

nel corso di un grande rastrellamento nazifascista condotto nella zona su indicazione di una spia.

Insieme agli altri ostaggii fu trattenuto al comando tedesco in via Santa Chiara per duri interrogatori.

Iole vi si recò inutilmente varie volte. Ricevette notizie del fidanzato da uno zio, anch'egli arrestato

e poi rilasciato. Lo zio le consegnò l'ultimo messaggio di Pierino in cui riconosceva il figlio.

Iole non ebbe più sue notizie. A guerra finita seppe che all'alba del 23 dicembre, un certo numero

di partigiani di Anzola, Amola di Persiceto e di altri paesi vicini erano stati prelevati dai tedeschi da

San Giovanni in Monte e avviati ad ignota destinazione. Nell'agosto 1945 il cadavere di Pierino fu

identificato tra i corpi della strage di Sabbiuno." ( Autrice della presentazione: Enrica Cavina,

per conto dell'INSLMI).

Ecco la sua ultima lettera alla fidanzata Iole Veronesi dal carcere di San Giovanni in Monte:
"Mia cara Iole
Puoi capire quanto sia grande il dispiacere per me trovandomi qui dentro, volendoti tanto bene,

e specialmente, con l'ultima notizia che mi dasti, che sembrava fosti dietro a diventare mamma,

Iole se questo lo fosse, vogliaci bene, mi raccomando, se dovessi mancare io, e fosse un maschio,

[...] il mio nome (Pierino) che ti giuro d'averti amato sempre e ti amerò fino al'ultimo fiato che

i miei polmoni possono respirare.
ti bacio con amore tuo sempre
Pierino
"

 
 
Lettera alla fidanzata
 
La Resistenza, la Liberazione