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Mercoledì 03/12/2008

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23/06/2008

All'ombra delle piante antiche. Incontro di Archeobotanica

L'analisi dei resti vegetali in archeologia. L'ambiente e l'economia preistorici tornano alla luce: metodologie di lavoro e risultati ad Anzola

Mercoledì 25 giugno ore 21.00

Sala Polivalente presso la Biblioteca Comunale - Anzola dell'Emilia

Il dott. Marco Marchesini, le dott.sse Silvia Marvelli ed Elisabetta Rizzoli, archeobotanici, introdurranno alle metodologie della disciplina e illustreranno qualche dato riguardante Anzola.

Lo studio dei resti botanici ritrovati in contesti archeologici ha oramai acquisito in archeologia dignità di disciplina a sé stante, a cui ci si riferisce con il termine archeobotanica. Una conferenza di Marco Marchesini e Silvia Marvelli, archeobotanici del Laboratorio del Centro Agricoltura Ambiente di San Giovanni in Persiceto ci farà conoscere questa nuova ed affascinante disciplina.  I progressi tecnici e la mole di dati e di esperienze disponibili ne fanno uno strumento essenziale nella ricostruzione delle società antiche e svariate analisi archeobotaniche sono state compiute, in questi anni, negli scavi archeologici della Terramara di Anzola.

Gli strati archeologici conservano numerosi resti vegetali: i pollini, anzitutto. O meglio la parte esterna che contiene il principio attivo. Ogni specie, o comunque ogni famiglia, di piante ha un suo polline caratteristico. Anche il carbone, quando non viene consumato dal vento e dalle acque, evidenzia la struttura con cui è costituita la pianta e ne rende possibile il riconoscimento. Il legno e i frutti richiedono, per conservarsi, particolari condizioni di terreno: depositi in condizioni anaerobiche (è il caso dei melmosi fondi lacustri) oppure assenza di umidità (le tombe nel deserto egiziano). Il progresso tecnologico ha messo a disposizione degli archeobotanici di oggi, strumenti particolarmente efficaci nell’osservazione, a partire da microscopi sempre più potenti e perfezionati. I dati raccolti aumentano quindi di giorno in giorno e, con la raccolta di dati aumentano esperienze e possibilità di confronto. Aumenta, in sostanza, il progresso della disciplina, tanto che oggi la raccolta dei dati archeobotanici sullo scavo archeologico non è più episodica come un tempo: vengono raccolti campioni di terreno secondo criteri scientifici per analizzarli in laboratorio.

Le informazioni che si ottengono riguardano l’economia e la vita delle società umane, il clima e l’ambiente passato: la presenza di pino piuttosto che di quercia denota un clima di tipo alpino, o comunque freddo, piuttosto che uno temperato. L’aumento improvviso, nei depositi archeologici, di polline di cereali a discapito di quello di alberi lascia intender il disboscamento e l’introduzione massiccia dell’agricoltura, tanto per fare solo alcuni banali esempi.

Un capitolo a parte, particolarmente complesso ed affascinate, riguarda la possibilità di datazione assoluta che i resti vegetali offrono: sfruttando la successione di anelli di crescita (dendrocronologia), oppure misurando la quantità residua di un particolare isotopo del carbonio, il C14, presente comunque in ogni organismo vivente e non solo in quelli vegetali.

La conferenza è stata quindi pensata per illustrare ad un pubblico di non addetti ai lavori i principi e le metodologie della disciplina come sono stati delineati qui sopra, ma anche per esporre i dati risultanti dalle analisi svolte sui campioni archeologici dello scavo di Anzola. A partire dagli anni ’90, infatti, una serie di scavi archeologici ha evidenziato la presenza ad Anzola di un insediamento umano risalente all’età del bronzo ed inquadrabile nella facies delle Terramare. Questo antico passato anzolese ha lasciato tracce vegetali che, sapientemente interpretate, possono aiutare a gettare luce sul mondo dei nostri antenati.

Per informazioni: biblioteca 051/6502222info@anzolaprimadellemilia.itwww.anzolaprimadellemilia.it